L’onda più alta

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Il saliscendi di Porto ci ha spezzato le gambine. Ci svegliamo doloranti. Facciamo colazione, una spesa per il pranzo e ci rimettiamo sulla strada accompagnati da M80 che ci sforna in sequenza Lou ReedSusan Vega e Prince, direzione Santarem, “capitale del gotico”.

Cogliamo la scusa di fare il pieno all’auto per una seconda colazione all’area di sosta. Maciniamo chilometri attraverso foreste e rilievi, su strade che si srotolano, curvando, con salite e discese lunghissime.

Ascoltando i notiziari o le rubriche alla radio, mi accorgo che inizio a capire un po’ il portoghese, un incrocio fra dialetto genovese e la cadenza di Abatantuono.

Prendiamo possesso della suite al N1 Hostel alle 15,00. Dopo una breve pausa ci rimettiamo in marcia per raggiungere Nazaré, una delle spiagge più famose del Portogallo, per i surfisti. E’, infatti, in faccia a questo lido che Garrett McNamara, surfista hawaiano, ha cavalcato la più grande onda mai surfata da un uomo entrando nei guinness: 30 metri.

Raggiungiamo Praia do Norte alle 17.20. Da nord si alza il fumo di quello che deve essere un grande incendio. Ci sono 23 gradi ed un vento fortissimo. La spiaggia è grande, selvaggia, senza alcun servizio. La guardia costiera ha una jeep colorata e una tavola da surf sul portapacchi: osserva, da uno spiazzo della strada che scende in spiaggia, i pochi presenti, per lo più coppie e famiglie che giocano con le onde dell’oceano sul bagnasciuga, senza entrare nelle freddi acque. E’ bellissimo. Non accogliente, ma bellissimo. Senti le forze della natura e ti fai piccolo, rispettoso. E ti viene voglia di giocare con lei.

Andiamo a visitare il faro da cui si ha una vista sia sul paese Nazaré, a sinistra, che sulla Praia do Norte, a destra. Dentro le stanze del faro, come un tempio, un video su McNamara racconta la sua impresa. Sono commosso e mi raccolgo in alcuni minuti di intenso silenzio.

Entriamo in paese per una veloce visita e per cenare. E’ molto carino, le stradine lastricate scendono, chiuse dagli edifici colorati, fino alla strada che costeggia la spiaggia più accogliente e attrezzata di tende per il vento. Donne vestite di mille scialli colorati, ad ogni angolo delle strade, offrono camere a surfisti in pellegrinaggio, o semplici vacanzieri.

Facciamo un aperitivo con la Super Bock nazionale e poi ci mangiamo una açorda nel piccolo ristorantino Conchinha da Nazaré, insieme a pochi turisti, molti portoghesi e alcuni anziani entrati solo per vedere la partita del Benfica.

Anche in Portogallo ci sono gli “umarell“, solo che invece di osservare cantieri, ossessionano l’unico addetto alla griglia dando consigli e sghignazzando, con il cappello e le mani dietro la schiena.

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