La mia prima montagna d’acqua

Non avrei mai immaginato: la piscina grande ha montagne d’acqua che mi inseguono. Le ho viste. Roba da non credere. E io ci sono andato sopra. Il mio babbo dice che ho surfato e compagnia bella, ma secondo me il termine più adeguato è che ho scalato.

La mattina è noiosissima, mi portano in giro per negozi pieni di cose inutili. Il babbo, tutte le volte che butto il ciuccio per terra, me lo disinfetta mettendolo in bocca e lamenta il fatto che prima o poi si prenderà qualcosa. Io continuo a buttarglielo a terra. A pranzo, in un posto pieno di barche, assaggio il pane di Ichnusa: gagliardo davvero. Rido a crepapelle. Tornati in casa, i miei mi allenano a scendere dal divano con i piedi, io cerco di buttarmi a testa in giù: dicono che sono matto. Comunque sto imparando, quando mi ricordo la sequenza. Sono sceso da solo un paio di volte.

Il mio babbo fa delle foto dalla terrazza ai “surfisti”, grandi che stanno in mare su una barca, ma in piedi. Chissà perché poi. Dopo mi porta in spiaggia da loro e mi mette sulla mia barca. Vado su e giù, imbarco acqua, rido. Mi mette sulla polvere bagnata, e arrivano le montagne enormi. Io non ci credo: le vedo che mi vengono incontro: le sfido, bevo ma non demordo, rido. Per le eroiche gesta mi ferisco anche una gamba (un piedino) come Garibaldi: sarà la vicinanza con Caprera che mi ha ispirato.

Mentre risalgo dalla spiaggia svengo dentro il passeggino, come se avessi combattuto la battaglia più grande e avessi vinto. Che giornata gente!

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