Molto buonissimo si può dire?

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Dopo il latte mattutino, mi faccio ispirare dai colori e disegno tatuaggi addosso a me e alla mamma; mi chiama Maori, che dagli attacchini scopro essere un gruppo di tati che abitano su grandi isole. Gli attacchini sono la svolta di una nuova riforma per l’educazione infantile. Invito anche il babbo a farsi fare un tattoo, ma scappa subito in bagno.

Troviamo sulla strada un bar che ha le torte, incredibile, da queste parti (al bar per colazione, se sei fortunato, ma molto, trovi dei cornetti surgelati)! Ne mangiamo una con le mele. Molto buonissima, no, non si può dire: buonissima. Divento un fan di Alanis e i miei sono più entusiasti che con i Negrita, anche se il problema, dicono, è che non posso ascoltare una canzone sei volte di fila, quando mi piace, perché poi la odiano: proprio non capisco come. Se è bella, è bella, no?

Poi i vecchi mi portano in un posto che si chiama Nin, dicono a vedere librerie, ma di libri non troviamo nemmeno una pagina ingiallita. Forse hanno fatto un pò i furbi. In compenso la piccola città è piena zeppa di sassi, muri e compagnia bella, le chiamano rovine romane (probabilmente siamo vicini a Roma, dove il babbo è andato a studiare una volta, con Italo), ma, per me, sono dei salti e un percorso ad ostacoli bellissimo. Salto come un grillo.

C’è così umido e caldo che sudo come un ćevapčiće al forno, così ci fermiamo a bere qualcosa di fresco: limonata e cedevita, (molto) buonissima. Poi compriamo dei taralli, proprio come quelli che mangio all’aperitivo a Ferrara. Mmmm, molto… buonissimi.

Dopo il sonnellino torniamo a Zara. La mamma è bellissima con quel rossetto, la aiuto a darselo ancora.

Troviamo finalmente la libreria che mi avevano promesso a Nin e mi compro, manco a dirlo, degli attacchini. Potrei rimanere senza durante uno dei prossimi pasti, e la cosa non è ammissibile.

Ceniamo in un ristorante molto elegante e raffinato, dice il babbo che non vuole correre con me nella stradina dove ci sono i tavoli. Una tata gentile mi porta un cuscino in più, perché sono basso, cioè sono alto, ma il tavolo e le sedie sono raffinati e come tutte le cose raffinate non sono utili; un altro tato gentile mi regala un tovagliolo a forma di barca a vela, durante una delle mie innumerevoli incursioni di corsa, lungo la stradina. Molto buonissimi il risotto agli scampi e i calamari.

Continuo a correre anche dopo cena, tra il pavimento che si illumina e la scala che viene suonata dalle onde del mare. Alla fine sono a pezzi. E’ una notte molto bellissima.

Ma, alla fine, si può dire?

Dice il babbo che domani è l’ultimo giorno, poi andiamo a trovare Dragan, un suo amico che fa windsurf e crea gioielli molto bellissimi, e Zan, un’altro amico che ha il ristorante dove fanno gli scampi alla buzzara più buoni e mi ha regalato il mio orsetto che parla croato e tanti altri amici.

 

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