Il flâneur

Facciamo colazione prendendo una pasta dalla boulangerie del centro (Les Délices de Callac) e un cappuccino da un ambulante, sempre nella piazza. Decisamente il cappuccino più buono di Francia.

Salutiamo Callac e ci mettiamo in marcia. Ieri, non so per quale maledetta ragione, ho fatto l’errore di far ascoltare ai bimbi “Se adesso te ne vai” di Massimo Di Cataldo. Richi la richiede mentre salgo e scendo le strade con l’auto nella campagna bretone.

Arriviamo a Saint-Nazaire alle tredici circa, dopo quasi tre ore di macchina. Ci aspetta Nathalie che ci mostra l’appartamento. Siamo a cinquanta metri dalla spiaggia e da qualsiasi altra meta del piccolo paese. L’appartamento è non molto spazioso, ma comodo e il terrazzo dà sulla piazzetta centrale del paese. Osserviamo il passeggio.

Pranziamo in un tapas bar sotto casa e io mi dedico alle cozze alla marinara. Il proprietario è simpatico, anche se mi confessa che da queste parti si fa surf solo d’inverno Ma lui non sa che sono una pippa e mi bastano ottanta centimetri di onda per divertirmi. Dopo pranzo andiamo ad esplorare la spiaggia. E’ notevole: bar con tavolini vista tramonto, spiaggia larga e lunga, pendenza verso il basso, sabbia grossa e rossa, scogli sia a destra che a sinistra, parchino con giostrine, onde.

Onde.

Prendiamo un cafè aut lait su divanetto vista oceano, mentre i bimbi giocano al parchino e ci immaginiamo i prossimo tramonti.

Facciamo un giro sugli scogli: l’oceano mi offre una cavigliera e anche se è un po’ troppo colorata accetto il regalo e me la metto alla sinistra. Poi convinco Frenci e Richi a metterci il costume e la maglietta di lycra e a provare la tavolina, con le onde. Sono potenti, ma corte e violente. E c’è troppa gente, non posso tentare di fare surf. Ma ci divertiamo un pò con il bodysurf. Tira vento e l’acqua non è proprio calda.

Torniamo al salottino vista mare e ci facciamo una sangria locale. La situazione inizia ad animarsi. Gruppi di vacanzieri si allenano sulla spiaggia con discipline marziali, aquiloni volano nervosi, il sole illumina i mercantili che viaggiano verso il porto di Saint-Nazaire, nella piazza vista mare dei bonghi battono ritmi africani, l’oceano all’orizzonte sfavilla di riflessi dorati. Io mi godo tutta la scena, senza far niente, senza pensare a niente.

Così, finalmente, esaudisco uno dei due desideri di questa estate: il primo, surfare, ancora non l’ho soddisfatto. Ma il secondo sì: faccio il flâneur. E lo continuo a fare, a casa. Mi caccio sul balcone vista piazza, mentre gli altri si lavano, e osservo beatamente e serenamente il passeggio senza nessun motivo e con un pizzico di noia divertita, fischiettando “La Vie en rose”. Sono fiero di me.

Fatta la doccia, beli freschi, ci immergiamo nella festa del paese, che si svolge proprio sotto il nostro balcone. Ambulanti lungo la strada principale vendono cibo, vestiti e prodotti artigianali. Faccio foto. C’è parecchio movimento.

Ceniamo con arancini siciliani, panzerotti (di sconosciuta origine) e olive ascolane fatti da una signora di Gallarate, che vive da queste parti da oltre trent’anni. Mentre ci scambiamo botta e risposta per fraternizzare fra compaesani, ci serve immediatamente. Una coppia di francesi che sono in fila davanti a noi si offende, lei mi rivolge parole risentite che non capisco e se ne vanno. Sorrido.

Parte la musica nella piazza, Un duo, chitarra e voce, con basi midi, approccia con stile da piano bar canzoni pop e rock del secolo scorso. Frenci e Richi si buttano sulla giostra della piazza. Fa fresco, mi metto un maglione.

E’ iniziata la nostra settimana di vero relax. E io sono pronto.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.