Adieu Monsieur Hulot

Alle otto esco per la mia corsa mattutina. Saluto l’oceano bretone, molto affascinante, ma poco divertente, almeno in questi giorni, nei miei confronti. Comunque mi ha accolto come uno del luogo e mi sono trovato proprio bene.

La corsa mi sembra essere il modo migliore per esplorare un territorio. Il giusto rapporto velocità e qualità. Seguo il sentiero costiero che va verso ovest, supero un alto traliccio rosso e bianco pieno di antenne che vedevo in lontananza dalla spiaggia. Si trova all’interno di una base militare, che curiosamente è al di sopra di un’area per nudisti. Strana abbinata.

Ce la prendiamo con estrema calma. Arriviamo in spiaggia con la bassa marea. Così bassa non l’abbiamo mai vista, è piena di scogli normalmente sommersi. Rivoli di acqua marina escono dalla sabbia e scorrono verso il mare. Noi quattro, come improbabili ingegneri idraulici, cerchiamo di creare pozze d’acqua costruendo dighe di sabbia. Poi faccio una sessione di alto professionismo con la Ricciola, racchette e pallina.

Per pranzo passiamo dalla boulangerie e un dubbio che alberga nella mia mente da moltissimi anni si risveglia: perché il sacchetto della baguette è sempre più corto della baguette? Rimarrà un dubbio.

Il pranzo non soddisfa quasi nessuno. Torniamo in spiaggia per una ultima passeggiata sugli scogli rossi e neri e un ultimo bagno nelle acque poco calde di Saint-Marc-Sur-Mer. Nel pomeriggio abbiamo intenzione di visitare Saint-Nazaire, la città più importante, che non abbiamo ancora avuto il piacere di conoscere, a circa quindici minuti da noi.

E il piacere non arriva. Alle diciassette e trenta siamo nel centro a passeggiare e alle diciotto e trentuno riaccendiamo i motori. La tristezza ci abbraccia e decidiamo che non è la giusta emozione per l’ultima serata da queste parti. Ci è sembrato un posto desolato, poco caratteristico e trascurato, poco autentico (odio questa parola, ma non me ne viene un’altra). Il luogo meno interessante di tutta la vacanza, per ora. Scappiamo.

Prendiamo la direzione di Batz-Sur-Mer che abbiamo conosciuto ieri. C’è in programma una serata con mercatino notturno e musica celtica. Il paesino in questo caso è un incanto. Parcheggiamo e andiamo verso la costa per la cena.

Sbarchiamo al Cafe de la Plage, proprio sopra la Port Saint-Michel. C’è un tramonto spettacolare, ma anche un caldo anomalo, rispetto alle altre sere della settimana. Sudo come in sauna, dagli occhi, ma nonostante tutto mi prendo per l’ultima volta le cozze alla marinara e smezzo con la Ricciola la crepe al caramello salato e mele: divina. Poi andiamo al centro del paese pirata e ci immergiamo nella festa celtica. Suona un trio, i Celtic Sailor, davvero bravi, in particolar modo l’armonicista. Li cerco su Apple Musica e li metto fra i preferiti. Li ascolterò nelle mie mattine di trasferta, solo come un cane, mentre vado al lavoro.

La serata si impenna. Stiamo in ballo fino quasi a mezzanotte, fra profumi, sapori, suoni di festa di paese del nord e un cielo basso che sembra di Irlanda, blu e rosso fuoco, da mettere i brividi. Sul tardi si alza anche una leggera brezza fresca che accarezza la pelle sudata.

Questa settimana poteva finire molto sotto tono, ma alla fine la serata è andata alla grande. Bisogna aver il coraggio di demolire i propri piani e averne sempre uno B.

Domani ritorniamo a macinare chilometri. Ne ho voglia, ma mi mancherà questo angolo di mare.

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