Dai limoni di Sorrento alle cipolle di Tropea

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Oggi giornata di trasferimento. Partiamo da Sorrento alle 10.00 circa e decidiamo di fare la strada sul retro del residence, perché meno in pendenza. Peccato che in alcuni punti misuri meno di 1,80 m di larghezza. Sembra un percorso a ostacoli e il premio è non rigare l’auto. Vinco io.

Decidiamo di passare per Sant’Agata sui due golfi, che, come dice il nome, collega la penisola sorrentina e la costiera amalfitana tramite una strada, costruita in epoca borbonica, dalla quale si possono ammirare contemporaneamente il golfo di Napoli e il golfo di Salerno. Poi percorriamo la SS163 che come un serpente a strapiombo sul mare ci porta fino ad Amalfi. Qui, alle 12.30, raggiungiamo la piazzetta centrale passando per i vicoli bianchi scavati tra le casette arroccate e facciamo una seconda colazione a base di sfogliatella Santarosa, caffè e bicchiere d’acqua, seduti ad un tavolino della pasticceria Pansa.

Riprendiamo la costiera, e una volta terminata ci infiliamo nella temibile Salerno-Reggio Calabria, che oggi si mostra nel suo lato più docile ed affettuoso. Nessuna coda o contrattempo, tutto scorre regolare, o comunque non peggio di quanto ti possa capitare sulla A1 Bologna-Firenze in un qualsiasi giorno dell’anno. All’altezza di Padula, leggendo la guida, scopriamo che stiamo passando vicino alla certosa che ha il più grande chiostro del mondo. Tutti conoscono il più lungo fiume del mondo, o il più alto monte del mondo: com’è possibile non sapere dove si trova il più grande chiostro? Dev’esserci un combloddo internazionale che controlla le informazioni per manipolarle.

Più ci inoltriamo nella Calabria, più il territorio si fa aspro e impervio. L’autostrada corre alta sui crinali e si vedono paesini sparsi sulle vette e le valli, sotto. C’è vento e qua e là le pale eoliche producono energia. A Tarsia Ovest pranziamo con frutta. Una parte del gazebo inagibile è stata colonizzata da alcuni gatti. Verso Tropea, mentre presento all’Ale Elton John con Madman across the water, il territorio si fa più spazioso e piatto. Sulla costa, il bel paesaggio è deturpato da una edilizia che lascia molto a desiderare. Ai bordi della strada non vendono più limoni, come stamattina, ma cipolle e peperoncini.

Arriviamo all’accogliente villaggio, alle 19.30 circa e alle 20.30 siamo già in città a mangiare vellutata di cipolla rossa, crostini e polpo saltato, spaghetti alla tropeana, e tonno con sformato di patate e cipolla, dagli ottimi Nico e Lilli. Poi visitiamo il centro storico, molto caratteristico e intimo. Nella elegante e viva strada centrale, una folla di gente termina il proprio passeggio contro una ringhiera di ferro battuto a sbalzo sul mare. In un ristorante suona il piano bar. Facciamo il pieno di salsa di peperoncino, ‘nduja e marmellata di cipolle rosse in un paio di negozietti di prodotti tipici e poi ci prendiamo un drink in un bar vicino. Tropea mi lascia un bel ricordo. Dovrò tornarci con un po più di tempo.

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