‘a Muntagna

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Partiamo da Tropea verso le 10.30, come al solito. Raggiungiamo l’ultimo tratto di Salerno – Reggio Calabria che ci separa da Villa San Giovanni passando attraverso paesini su sali e scendi. Qui attaccano i sacchi del pattume a cancelli o alberi, invece di appoggiarli per terra. Come contrasto, i campi sulle colline formano geometrie precise e pulite.

Mentre guido penso a come sarebbe se il Sud accelerasse il passo. Sogno ad occhi aperti, mentre la attraverso, una Calabria meta del turismo mondiale, piena di agriturismo che vendono i loro prodotti a milioni di vacanzieri da tutto il mondo, gite a cavallo, cultura, relax e buona cucina, mare bellissimo e cittadine curate, in una rete di sinergie fra i locali che moltiplicano le possibilità di profitto. Potrebbe bastare a tirare fuori dal pantano il nostro paese? Sogno.

Abbandoniamo lo stivale sul traghetto dalla costa calabra alle ore 13.00 circa. L’organizzazione non è delle migliori, ma ce la caviamo. Mi ricordo quando sono partito da Calais per Dover. Percorriamo l’autostrada Messina – Catania che costeggia il mare e mi ricorda alcuni tratti nelle Marche. Mangiamo un Veggie in autorgrill, che qui chiamano Vegge (così come si legge), poi puntiamo la rotta verso l’Etna.

La salita ci porta fino a 2000 metri di altezza, tra paesaggi marziani di rocce laviche nere e rosse, cespugli veri e gialli, fiori rosa. Non ho mai visto nulla del genere e ne sono affascinato. Faccio foto. Alle 16.00 siamo alla base della funivia, ma per ristrettezza di tempo e poca visuale in cima, decidiamo di non salire. Facciamo due passi sul cratere Silvestri, raccogliamo qualche pietra lavica, e mi bevo un cappuccio in quella che mi ricorda una baita di montagna, per recuperare la condizione migliore, dopo una bella mezz’ora di raffiche di vento freddo.

Riprendiamo la strada per Noto, dove alloggeremo. Da queste parti, ai lati, vendono pachini grossi come limoni. Al B&B ci accolgono con sorpresa: pare che la prenotazione non sia confermata per un disguido tecnico. Ci trovano una camera pochi metri più in là per la prima notte: pernottiamo a La Loggia.

Dopo aver visitato la cattedrale barocca (non è il mio stile, ma devo ammettere che è “tirata a lucido”), ceniamo da i Vicari, mentre nella piazza alla sinistra della cattedrale la banda del paese suona. Dopo cena, una breve passeggiata lungo il corso e una visita veloce alla piccola mostra di suore in clausura in una chiesetta ricca di simbologia massonica, ci beviamo una buona birra artigianale di Modica ed un insolito sicilianito, una variante del Mojito con pomodori pachini e basilico, seduti ad un tavolo del bellissimo locale “Anche gli angeli“. Domani mattina portiamo le valige al B&B che doveva ospitarci: pare che per farsi perdonare ci mettano nella loro suite.

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