Notte in bianco, giornata nera

 

Prima di prendere l’autobus delle 3.20 per Navia, proseguo il mio “soggiorno” per le strade di Santander ed incontro le conchiglie che segnalano il cammino sui  marciapiedi. Mi sposto verso la zona centrale per cercare un menù del pellegrino. È venerdì sera, non fa troppo freddo, i locali sono pieni di bella gente e io sembro il fratello zozzo di Tom Hanks in Cast Away.

Un po’ perchè mi vergogno ad entrare, un po’ perchè col mio zaino sarei troppo ingombrante in quei locali stipati, faccio parecchia strada prima di trovare quello giusto. Sul marciapiede incontro lumache: mi sento uno di famiglia.

Entro da Madremia. È vuoto e capisco perchè: i pintchos sono probabilmente della settimana scorsa. Ma ho fame e li finisco.

Dopo essermi curato ancora i piedi e aver comprato acqua per la borraccia e della cioccolata per l’indomani da un alimentari gestito da una cinese, torno in stazione, mi lavo i denti e mi sistemo sulle sedie della zona di attesa,  pregustandomi un momento di relax. Mentre mi sto mettendo il burro di karitè sui piedi, il personale della stazione mi chiede di uscire, perchè chiude e riapre alle 3.

Per fortuna non piove. Mi metto a gironzolare attorno allo stabile per non patire troppo freddo. Alle 2 mi infilo una delle due maglie tecniche che mi ero portato per sicurezza ed inizio a capire cosa prova un senzatetto.

Come in un film demenziale americano, una macchina di cinque ragazze di ritorno a casa dai bagordi notturni, incuriosite probabilmente dal mio stile elegante e all’ultima moda, si ferma in mezzo alla strada: mi chiedono se stia facendo il cammino e dove sia diretto; poi un paio di prostitute ai margini della via mi offrono i loro servizi: gentilmente, declino.

Riesco finalmente a prendere il bus: sono stremato. Ovviamente dormo pochissimo: per l ‘esattezza sette ore in due notti. Verso le sei inizia a spiovigginare. Col senno di poi ci avrei fatto la firma.
Penso che stancarsi troppo la prima giornata sia da irresponsabile. Prendendo un ulteriore autobus da Navia potrei percorrere solo 21 km. Vado a fare colazione  alle 8.40 al bar della stazione, fra anziani che degustano tortilla e rum e un persistente odore di fritto. Trovo gli orari dei bus. Il mio passa alle 9.15. Perfetto! No, é Sabato e non passa. Non ho alternative se non camminare, Maps dice, 31 km. Parto alle 9.40. Salgo su colline verdi assaporando un intenso odore di stallatico. Dopo 10 minuti la pioggerellina smette e io sudo. Mi cambio, chiudo lo zaino e ricomincia a piovere. Inizio a essere irritato da questo clima scozzese. Apprezzo la scelta degli scarponcini su sentieri con pozzanghere, fango e rocce. Un gruppo di manze mi fissa mentre passo e le saluto. Incrocio solo tre pellegrini, ma cerco di evitarli, ho una gran voglia di stare solo. Mi perdo diverse volte, i segnali sono ambigui. Arrivo a La Caridad alle 12. Nessuno vuole darmi da mangiare, è troppo presto. Mi accontento di boccadillo e cana per 2,50 euro. Mi faccio fare il primo timbro sulla Credencial. Ho percorso circa 12 km ed iniziano a dolermi i piedi. Ed inizia a piovere di brutto. E non smette mai più. 

Una signora in uscita da un distributore si offre di darmi un passaggio, ma da vero pellegrino rifiuto e mi tengo i miei chilometri sotto la pioggia. Ancora non so quanto mi pentirò. Poco dopo ho le allucinazioni: sogno ad occhi aperti monopattini. All’ingresso di Tapia (detta da me e il mio compagno di chiacchiere immaginario Tarapia Tapioca) deliro e improvviso una canzone neo melodica napoletana dal titolo “La mia vita conchiglia”, basando il testo sull’orribile gioco di parole fra conchiglia e con chiglia. È chiaro che sono alla frutta.

Percorro infine oltre 38 chilometri e mi chiedo come potemmo farne 47 io, Gianlu e Matti. Unica soddisfazione è stato vedere la bellissima spiaggia di Penarronda e un paio di surfisti. In quel momento mi sembro ne fosse valsa la pena, ma fu solo un momento.  Il Cammino mi ha voluto mettere alla prova, o sono solo un imbecille che ha pianificato il periodo peggiore? Vediamo: aprile è da sempre il mese più piovoso, il nord della Spagna è una della aree più piovose. Il mio meccanico dice che due indizi fanno una prova.

Entro in stanza sotto forma di squaccherone. Valentino e Marisa mi aiutano ad asciugare mezzo contenuto dello zaino fradicio.

Ceniamo bene a due metri dall’alloggio e alle 21.45 sono a letto. Un letto… provo gioia e commozione.

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