Epilogo peregrino

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Mi sveglio alle 8.30 pensando di dovermi incamminare, invece posso prendermela con calma.  Io e Cinzia ci prepariamo e andiamo a girovagare per le belle strade medioevali di Santiago, sali e scendi continui attorno alla cattedrale, in cerca di una piazzetta al sole per contrastare l’aria frizzante del mattino e fare colazione all’aperto. La città è viva, piena di gente comune e pellegrini, che riconosci anche senza lo zaino, perché zoppicano. Come me.

I vicoli stretti ci remano contro e trovandoci nella parte della città dove si trova l’Oficina del Peregrino, decido di passare a prendere prima la compostela. Abbandono il mio fedele bastone da viaggio insieme ad altre decine di bastoni da viaggio all’ingresso. Qualcuno lo raccatterà prima o poi e lo riutilizzerà, penso.

Entro, consegno la credenziale all’addetto, do le mie generalità e specifico il percorso fatto. In cambio ricevo una pergamena in latino, la compostela appunto, che certifica il mio pellegrinaggio, e per 3 euro un’altra pergamena che certifica i km percorsi: 224 da Navia a Santiago.

Troviamo finalmente una piazzetta al sole nel quartiere universitario della città e ci premiamo con un’abbondante colazione. Poi ci salutiamo. Cinzia andrà a Finisterre con Valentino e Marisa, io all’aeroporto.

Prima, però, cerco di entrare in cattedrale per riuscire a vedere il rito del Botafumeiro più grande al mondo, durante la messa dell 12.00 dedicata ai pellegrini. Il Botafumeiro è un incensiere alto 1,60 m e pesa più di 50 Kg e viene manovrato e fatto oscillare dai “tiraboleiros” all’interno della Cattedrale attraverso un complesso gioco di funi e carrucole. La cattedrale è piena. Vengono nominati i pellegrini arrivati ieri. Non sono certo sia il giorno giusto per vedere il rito, ma sono fortunato e alla fine della messa sei tiraboleiros fanno oscillare il pesante incensiere sulla testa di credenti e pellegrini, secondo l’asse del transetto.

Esco soddisfatto scartando la fila incredibilmente lunga di fedeli che, anche oggi, attendono di abbracciare la statua di Santiago. Mi siedo in Praza da Quintana, mi prendo un’ultima cerveza e ascolto un busker che suona del jazz con la chitarra, mentre faccio foto ai passanti e penso quanto sia bello viaggiare secondo i propri ritmi, come un lupo nella steppa.

Prendo l’autobus da Praza de Galicia e mi prende un po’ di nostalgia del camminare. In aeroporto mangio un ultimo caldo gallego, per stavolta: sono sicuro che sia un arrivederci.

Stamattina torno alla mia vita: sveglia con calma e colazione nel bel centro della mia città. Mi mancava. Mi sento diverso. Tutta quella gente intorno, al mercato… mi verrebbe voglia di salutare tutti con un “buen camino”, ma sarei ridicolo e non sarei corrisposto. Ogni passo che faccio contiene tutti i passi fatti nel Cammino e sono certo che sarà così ancora per molto tempo. Il mio camminare, ormai, gli appartiene.

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