Il brutto tempo persiste, anche le montagne di acqua e compagnia bella. Il babbo è galvanizzato, cerca in ogni modo di noleggiare una tavola, ma gli dicono che ha la faccia da pivello e con queste montagne potrebbe ammazzarsi. Si consola scivolando con la pancia (a qualcosa serve la birra!!). Si fa pure fischiare dai tipi vestiti di rosso in spiaggia.
La mattina io gattono come se non ci fosse un domani. Le montagne sono troppo alte per me. Passiamo il primo pomeriggio nel bar della spiaggia. Io dormo, gli altri non so.
Il pomeriggio i miei me lo fanno passare in casa. Ordinano, spostano, girano e compagnia bella. Non so. Quando il mio babbo mi cambia, io con un abile mossa, lo distraggo, prendo il cellulare di mamma, lui me lo ruba, io lo dribblo e cado dal letto. Tragedia. Io piango, lui piange, urla dappertutto, la mamma telefona. Poi io mi calmo, gli metto una mano sulla spalla e gli dico con il mio linguaggio forbito: “dai vecchio, stai sereno, non fare cosi..”. Mi portano da un tizio simpa, che mi guarda con una luce e altri arnesi e compagnia bella. Poi tutto finito. Andiamo a cena in un posto da dove vedo grande piscina, vedo un bau bau e gli parlo (d’altronde mi chiamo Francesco), faccio il solito casino, ma stranamente mi fanno fare tutto con un tenero sorriso riempiendomi di pane carasau, che adoro. Valli a capire i grandi.
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