Alfabeto esplosivo

Quello che non sopporto di questa vacanza è l’intervallo di tempo tra il mio risveglio mattutino e il latte. E’ sempre troppo lungo, mentre a casa sono abituato che mi arriva in qualche minuto, senza nemmeno protestare tanto. Qua addirittura devo berlo in una sala con un sacco di gente e la cosa mi sta stretta.

Comunque, faccio fare ai miei una colazione abbreviata, interrompendola con un paio di bisogni davvero interessanti. Ma l’ho fatto solo per non perdere tempo e andare al mare. Le mie strategie sono infallibili e siamo in spiaggia prima di tutti.

Non so proprio come, ma questa mattina recuperiamo un posto ganzissimo, sotto un gran tetto di legno, sedie e letti. Tipo una casa, ma tutta aperta, non si entra dalla porta. Dentro ci sono pure zia Cinzia, Pi e Aida con noi.

Il mio babbo si fissa con un gioco: ripete continuamente un mucchio di suoni, tipo effe, acca, gi, ti, pi e me li fa ripetere. Devo dire che me la cavo alla grande. Lo chiama alfabeto, credo serva a capire quello che dicono i libri della buonanotte e compagnia bella, ma non sono sicuro. Resta il fatto che con tutto questo allenamento inizio a chiamare Pi perfettamente e posso pavoneggiarmi.

Al mattino papà mi insegna a fare palle con la sabbia che io tiro alle onde. Poi scopro allibito che la mia cuginetta Aida a volte sputa il ciuccio. Proprio non capisco. Ho chiesto sette volte al babbo, e mi dice sempre che non lo vuole. Secondo me non ha capito. Dubito che si possa farne a meno.

Dopo pranzo faccio siesta nel letto da mare.

Al risveglio mi fanno cercare i miei giochini nascosti sotto la sabbia. Sono un segugio, probabilmente nella mia vita passata ero un cane da tartufi.

Dopo cena mi portano su una strada a guardare tante stelle colorate cadere dal cielo con botti fortissimi, come le bottiglie di vino che apre il nonno. Sono molto stanco, ma non me ne perdo una. Mai visto tante stelle colorate. Alla fine tutti battono le mani. Li chiamano fuochi artificiali. Credo brucino. Lo so perché un giorno ho messo il dito nel fuoco portatile del babbo, anche se lui mi aveva avvisato di non farlo.

Fa un gran male.

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