Non si respira

E poi il miracolo: mi sveglio alle nove.

Non dalla sera prima, ho comunque bevuto il mio latte verso le sei di mattina, ma è record assoluto di sveglia definitiva (quella dopo la quale o ci sei o te ne accorgi).

I ragaz non ci credono, Matusa gongola perché vede uno spiraglio di nuove possibilità di dormite, l’illuso; alla fine siamo così tutti in ritardo su qualsiasi tabella di marcia che la santa donna di mia madre decide che è meglio sfruttare il momento per andare a fare la spesa.

Niente spiaggia al mattino.

Ci dirigiamo al porto e rendiamo la spesa le due fette di un panino ripieno del pranzo in un piccolo ristorante in faccia alle barche ormeggiate: prima spesa tutto quello che non va in frigo, poi pranzo, poi seconda spesa con generi da frigo. Quel genio della santissima madre.

Causa la sveglia posticipata, non dormo a metà mattinata, e il pranzo diventa un delirio in cui io sono il solo protagonista.

Svengo facilmente dopo pranzo. Fatta abbondante la merenda, finalmente si torna in spiaggia.

Io sono sempre più uomo di mare: uso paletta e secchiello come tamburello (ho il ritmo nel sangue), cerco di esercitarmi su tavole da surf non proprio alla mia portata, distruggo tutti i castelli di sabbia del mio fratellone: lui mi odia. Ufficialmente. Ma è l’altra faccia della stessa medaglia: mi ama.

Ho un grosso problema con il secchiello. Quando lo rovescio esce l’acqua. Non c’è verso di farla stare dentro, ma come è possibile? Mi dà ai nervi, è una cosa che non sopporto. Ma dove va? Non riuscendo a risolverlo, lo butto e mi dedico ad altro.

La serata è alquanto tranquilla. Mi bevo la mia pinta di latte sul terrazzo con Matusa al tramonto. Poi più nulla. Buio.

Il giorno dopo lo passiamo al mare, sia al mattino (arriviamo prestissimo) che al pomeriggio.

Ormai nuoto (col Matusa) anche se l’acqua è freddissima.

Conosco una certa Angelica, di nome, ma non di fatto, considerato che prima mi seduce e poi mi lascia in lacrime andandosene verso altri lidi.

Non si respira. Non tira una bava di vento. Perfino il sole va e viene perché la situa è insostenibile.

Il Matusa e il mio fratellone vanno a fare gli esploratori. Il vecchio nuota, il giovane lo segue sulla tavola e vanno insieme fino agli scogli al largo, ma io svengo e non so come va a finire.

Al pomeriggio ci vengono a trovare gli zii con la bella cuginetta Aida e i nonni, proprio mentre faccio il bagno in mare.

Gattonando sul bagnasciuga, in preda ad una sete primordiale, punto due o tre birre alla mia portata di vicini di ombrellone, ma interviene il Matusa, mi solleva e mi riporta in prima base.

Mangiamo al bar da dove guardiamo il sole incontrare il mare, ma il sole non c’è.

Che sia latte o che sia uovo, oggi proprio non si respira.

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