
Ho il ritmo nel sangue, non posso negarlo. Appena sento un’armonia, una canzone, un’aria o un passaggio di bongo, inizio a dimenare spalle, testa e braccia in un turbinio di pulsanti e roteanti ricami che neanche un certo Bolle.
Continua a leggere

Ho il ritmo nel sangue, non posso negarlo. Appena sento un’armonia, una canzone, un’aria o un passaggio di bongo, inizio a dimenare spalle, testa e braccia in un turbinio di pulsanti e roteanti ricami che neanche un certo Bolle.
Continua a leggere






Mi sveglio storto. Molto storto. Ogni piccola sfumatura che non va nella direzione da me indicata (che cambia in frazioni di secondo impercettibili) scatena la mia sceneggiata latino-partenopea (un misto fra urla di rabbia atavica e pianti disperati, di solito funziona alla grande). Voglio comunicare al gruppo che i miei desideri sono importanti, anzi sono ordini, caspita.
Continua a leggere
Finalmente il mare. Che grande emozione. La mattinata la passiamo in spiaggia, dopo una colazione in un bar che sta sopra l’acqua. Come una nave, però ferma. Ci sono molte onde. E Matusa non perde l’occasione. Finge di giocare con il fratellone e la cuginetta per cavalcarne qualcuna. Misero.
Continua a leggere
Devo ricredermi sul Matusa, che chiamo papà per evidenti problemi di dizione e non per affetto, anche se gli voglio bene. Mi ha portato al mare! Avevo intuito giusto. Oggi è il giorno predestinato. E c’erano pure i nonni e gli zii e la cuginetta. Non ci potevo credere.
Continua a leggere
Mi sveglio e sono spaesato. Difficile che mi ritrovi in un letto che non è il mio, in una stanza diversa dal solito. Ma riprendo a connettere pochissimi istanti dopo, mentre mi abbuffo di torta di mele e crostata ai frutti rossi, fatte in casa. Oggi si dovrebbe vedere il mare. O no?
Continua a leggere