Sardinian road trippin’

Il maestrale, così com’è arrivato, se n’è andato, senza avvisare.

Però, prima di scomparire nel nulla, ha ripulito un bel po’. L’aria è limpida, il mare blu blu e trasparente.

Annuso subito un caffè, guardando quell’immensità misteriosa, nel bar sotto casa. Il fatto che proprio non mi torna è che non si va in spiaggia, lo capisco perché Matusa non è addobbato come un albero di Natale.

Spero non ci sia un’altra spesa di mezzo.

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Maestral

Torna il maestrale, questo vento scorbutico e impertinente che continua a spettinarmi il mono-ciuffo biondo.

Tutte le volte che arriva, smettiamo di andare in spiaggia, anche perché non esiste più, l’acqua del mare arriva fino al bar che di solito è sulla sabbia, ma che da oggi è sull’acqua. Sembra una barca.

E poi anche i nonni se ne sono andati, non ci rimane nessuno da andare a trovare.

Mettiamoci anche che quella santa donna della mia madre non è al top: ed è subito vita da bar.

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Surfing a Lu Bagnu

Ferragosto d’incantu

Ci svegliamo con molta calma (gli altri della cumpa, a me in realtà cambia poco) e senza fretta andiamo a trovare i nonni e a salutare la bella cuginetta Aida che parte e torna a casa sua, quella lontana dal mare.

Lei non vede l’ora di ritornarci, dice che qui al mare ne ha già avuto abbastanza. Posso capirla, per noi piccoli è davvero dura, dovremmo coalizzarci, per far valere i nostri diritti. Gli adulti superano spesso il limite accettabile.

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Fuochi ferragosto Lu Bagnu

Canti e luci dal mare

Partiamo di mattina, sul presto, e raggiungiamo una nuova spiaggia.

Per arrivarci dobbiamo prima fare una lunga strada con la macchina, poi una lunga strada a piedi in mezzo agli alberi e poi un bel po’ di spiaggia.

Matusa, carico come un mulo, annaspa da subito: suda e fatica a parlare.

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Canti sardi in notturna

Notti da viveur e stelle cadenti

Mi sveglio gagliardo, andiamo in spiaggia presto e inizio subito ad importunare signore di una certa età, sedute su sedie a sdraio nei pressi del bagnasciuga.

Faccio colpo e vengo preso in braccio da una di loro, che mi riempie di versetti e sorrisi, dopo averla ricoperta di sabbia per scalare la sua grande coscia.

Matusa arriva tardi questa volta, a giochi fatti. Chiede scusa, mi piglia e mi porta via.

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Non si respira

E poi il miracolo: mi sveglio alle nove.

Non dalla sera prima, ho comunque bevuto il mio latte verso le sei di mattina, ma è record assoluto di sveglia definitiva (quella dopo la quale o ci sei o te ne accorgi).

I ragaz non ci credono, Matusa gongola perché vede uno spiraglio di nuove possibilità di dormite, l’illuso; alla fine siamo così tutti in ritardo su qualsiasi tabella di marcia che la santa donna di mia madre decide che è meglio sfruttare il momento per andare a fare la spesa.

Niente spiaggia al mattino.

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