Matusa surfing

Finalmente il mare. Che grande emozione. La mattinata la passiamo in spiaggia, dopo una colazione in un bar che sta sopra l’acqua. Come una nave, però ferma. Ci sono molte onde. E Matusa non perde l’occasione. Finge di giocare con il fratellone e la cuginetta per cavalcarne qualcuna. Misero.

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Mare mare mare

Devo ricredermi sul Matusa, che chiamo papà per evidenti problemi di dizione e non per affetto, anche se gli voglio bene. Mi ha portato al mare! Avevo intuito giusto. Oggi è il giorno predestinato. E c’erano pure i nonni e gli zii e la cuginetta. Non ci potevo credere.

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Saliscendi appetitosi

Mi sveglio e sono spaesato. Difficile che mi ritrovi in un letto che non è il mio, in una stanza diversa dal solito. Ma riprendo a connettere pochissimi istanti dopo, mentre mi abbuffo di torta di mele e crostata ai frutti rossi, fatte in casa. Oggi si dovrebbe vedere il mare. O no?

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Si parte, ma non si arriva

Sono giorni e giorni che mi continuano a ripetere che andremo al mare con la nonna e il nonno e gli zii e la cugina. Bla bla bla. Dopo la mattina passata a spostare cose e a riempire la macchina del Matusa, partiamo, ma del mare neanche un’onda. E anche i nonni sono non pervenuti.

Ma andiamo per gradi.

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Capo d’Orlando 2022

Matusa e Santa Madre sono insopportabili. Corrono di qua e di là, portano cose, riempiono scatole. Non li capisco. Si agitano per cosa? A quale scopo? Quando tutto quello che ti serve è dentro un piatto? E un bicchiere. Quando basta respirare e lanciare cose, romperle e poi buttare ciò che avanza nel cestino giusto?

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Memorie del ritorno

Le quintuplici nobili verità di Lama Vizioche

Col Quaterná, la vetta

Memorie del primo giorno