Alla ricerca della cantina perduta

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Ci svegliamo pieni di buoni propositi (relativamente al principale scopo del viaggio): iniziare finalmente il processo formativo per carpire i segreti dello champagne, rubando la formula, tramandata nei secoli, ai produttori locali. Insomma, vogliamo fare ‘sto benedetto giro per cantine.

Ma non abbiamo fatto i conti con il fato (e la nostra organizzazione alla Filini).

Come previsto dal rituale che, giorno per giorno, ha preso forma, ci troviamo alle 9.00 per la colazione. Prendiamo armi e bagagli e ci rimettiamo in macchina verso le 10.00 .

Il cielo è plumbeo, pioviggina. Facciamo due passi a Troyes. La cattedrale gotica mi affascina. Riprendo a fare foto con ispirazione. Dopo una breve pausa caffè, riprendiamo la strada.

Attraversiamo la regione dello Champagne. Mentre maciniamo chilometri su strade lunghe e dritte, Cinzia telefona ad una piccola cantina per prenotare una visita, ma la padrona dice che oggi è già occupata e il marito è via. In realtà non sapremo mai cosa, esattamente, si siano dette, perché Cinzia non sa il francese e la donna dall’altra parte della cornetta non sa l’inglese.

Decidiamo di evitare altre telefonate e di tentare con una cantina grande abbastanza da garantire una ragionevole certezza di trovarla aperta ed in attesa di clienti assetati. Bollinger pare essere quella giusta.

Arriviamo ad Ay alle 13.30, ma la cantina è chiusa. In paese ci sono i lupi: non troviamo nemmeno un ristorante aperto. Giriamo i tacchi e andiamo a Epernay.

Fortunatamente, appena usciti dalla macchina, sbattiamo il muso contro La Cloche, dove riusciamo a gustare un buon pranzo e ad assaporare una bottiglia di Janisson e Fils. La cameriera giura che le cantine sono chiuse per pranzo e dalle 14.00 riaprono. Ringalluzziti torniamo ad Ay per visitare Bollinger.

E’ chiusa.

Non demordiamo. A Eperny c’è la cantina di Moët et Chandon: 24 milioni di bottiglie l’anno dovranno pur significare qualcosa! Torniamo indietro. Parcheggiamo. E’ aperta. Entriamo. Stavolta è andata. Chiediamo alla biglietteria 5 ingressi per la visita standard, con un bel sorriso. Ci rispondono che l’ultimo gruppo è partito 5 minuti prima e dobbiamo tornare domani.

5 minuti.

Comprendiamo di essere destinati ad altro e partiamo, un pò increduli, alla volta di Reims. Lasciate le valige in hotel, andiamo verso il centro. Visitiamo da fuori la Notre Dame sfregiata, purtroppo, da ponteggi necessari all’attività di pulizia delle pietre dal nero dello smog cittadino. Ma è sempre un gran piacere. Mentre passeggio, le strade e le piazze mi ricordano quando nel 2012 la visitavo da solo, o col Vancio.

Ceniamo da Le Grand Cafè su Pl. Drouet d’Erlon, serviti da un simpatico cameriere che tenta di parlare italiano e consolandoci con una secchiata di cozze e una bottiglia di Vincent Brochet, probabilmente il miglior Champagne che abbiamo assaggiato finora. Torniamo in hotel positivi.

Domani saremo i re della cantina.

 

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