
Chiedo il latte insolitamente tardi: tutta quell’acqua stanca, parecchio.
Il Matusa mi porta fuori, sul terrazzo, e rivedo tutta quella vastità (del ciuccio che me ne frega).
Mi guardo intorno, la cumpa si è sistemata, usciamo e ci fermiamo per un caffè. Lo annuso dalla tazzina, lo sposto violentemente con la mano: decisamente sotto la media.
Continua a leggere







