Canti e luci dal mare

Partiamo di mattina, sul presto, e raggiungiamo una nuova spiaggia.

Per arrivarci dobbiamo prima fare una lunga strada con la macchina, poi una lunga strada a piedi in mezzo agli alberi e poi un bel po’ di spiaggia.

Matusa, carico come un mulo, annaspa da subito: suda e fatica a parlare.

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Notti da viveur e stelle cadenti

Mi sveglio gagliardo, andiamo in spiaggia presto e inizio subito ad importunare signore di una certa età, sedute su sedie a sdraio nei pressi del bagnasciuga.

Faccio colpo e vengo preso in braccio da una di loro, che mi riempie di versetti e sorrisi, dopo averla ricoperta di sabbia per scalare la sua grande coscia.

Matusa arriva tardi questa volta, a giochi fatti. Chiede scusa, mi piglia e mi porta via.

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Non si respira

E poi il miracolo: mi sveglio alle nove.

Non dalla sera prima, ho comunque bevuto il mio latte verso le sei di mattina, ma è record assoluto di sveglia definitiva (quella dopo la quale o ci sei o te ne accorgi).

I ragaz non ci credono, Matusa gongola perché vede uno spiraglio di nuove possibilità di dormite, l’illuso; alla fine siamo così tutti in ritardo su qualsiasi tabella di marcia che la santa donna di mia madre decide che è meglio sfruttare il momento per andare a fare la spesa.

Niente spiaggia al mattino.

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Vecchio lupo di mare

Ci svegliamo con un gran vento. Partiamo presto e raggiungiamo una spiaggia nuova.

Per arrivarci andiamo alla fine di una strada lunga lunga. Ci sono così tante macchine che non riusciamo a mettere giù la nostra.

Matusa contratta con persone vestite di blu, dall’aria severa, poi sparisce col fratellone, molla me e la santa madre in strada, poi torna dopo un sacco di tempo con un bigliettino che mette nella macchina, si carica di roba che sembra un mulo e finalmente ci incamminiamo.
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Il re della cantina

Poco dopo la sveglia, saliamo in macchina.

Matusa ci porta in una casa dove c’è una tipa che racconta un sacco di storie su roba da bere, credo riguardi l’uva. Mai assaggiata quella brodaglia, non ha un buon profumo come la birra, ma pare riscuota un discreto successo con mio padre, e non solo.

In questo posto che si chiama cantina, ci sono anche la zia, Pi, e la mia bella cuginetta Aida, che se la spassa con il fratellone e mi nota solo poche volte per vedere se e come mangio.

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Dieci mesi

Oggi compio dieci mesi.

Il tempo è volato. Sembra ieri che ne avevo nove.

E comunque me ne sento ancora tre, ho le energie di un neonato.

Dovrò stare più attento a quello che mangio, non potrò più abbuffarmi di latte tutte quelle volte al giorno. E dovrò spingere di più con gli allenamenti, per imparare a camminare.

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Il saluto al sole


Ci svegliamo con un gran vento.

Io non sono certo quello che si possa definire un esperto, ma credo fermamente che oggi il mare non lo toccherò.

Ci mettiamo in macchina abbastanza presto, non ho idea del perché, finché non arriviamo dai nonni. Loro non stanno però nella solita casa, quella dell’orso enorme con tutti i giochi che fanno suoni e i tappeti con gli animali, ma in una casa più piccola, vicino al mare.

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Il raffreddore

Mi sveglio alle 6.00 per il latte e poi alle 8.00, ancora per il latte: doppia razione. Sembra che la vacanza metta appetito.

Quando tutti i ragaz sono svegli, poi, facciamo tutti insieme un’altra colazione sul terrazzo, con vista sul mare; non mi faccio mancare altri due biscotti e un po’ di mela. Sono tranzollo.

Tuttavia, pare che anche questa mattina starò con la mamma, mentre Matusa e il fratellone se la vogliono squagliare. Cosa avranno poi da fare da soli, non si capisce.

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Il marinaio di acqua dolce

Chiedo il latte insolitamente tardi: tutta quell’acqua stanca, parecchio.

Il Matusa mi porta fuori, sul terrazzo, e rivedo tutta quella vastità (del ciuccio che me ne frega).

Mi guardo intorno, la cumpa si è sistemata, usciamo e ci fermiamo per un caffè. Lo annuso dalla tazzina, lo sposto violentemente con la mano: decisamente sotto la media.

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