
Quando ci svegliamo non c’è sole, ma nemmeno piove. Plumbeo come a Novembre. Facciamo colazione, check out e lasciamo l’hotel percorrendo il vialetto di uscita, mentre le caprette ci fanno ciao. Accipicchia.

Quando ci svegliamo non c’è sole, ma nemmeno piove. Plumbeo come a Novembre. Facciamo colazione, check out e lasciamo l’hotel percorrendo il vialetto di uscita, mentre le caprette ci fanno ciao. Accipicchia.

Spengo la sveglia che suona alle otto e apro le tende della camera: piove e le quattro capre (camosci) mi guardano bloccate sotto la loro pensilina, chiedendomi, belando, di salvarle dalla noiosa giornata. Impiego due nano secondi a decidere di annullare la corsa prevista, tornare a letto e riprendere a dormire.

La notte è alquanto tormentata: incolpo prima il letto che cigola, poi il caldo, la vicina tangenziale e infine gli uccelli notturni, ma, molto probabilmente, accuso la buonissima, ma oltremodo abbondante, cena luculliana della sera precedente. In ogni caso, per colazione mi sono ripreso alla grande e spazzolo quattro fette di altrettante differenti torte fatte in casa, davvero ottime, nella sala occupata da ospiti teutonici.

Partiamo e neanche me ne accorgo. Non ho ancora staccato la spina un attimo, da quando ho terminato il mio ultimo intervento dal cliente, venerdì. Non sono sicuro di essere in viaggio. Il mio cervello macina, si ostina a impegnarsi. Potrei ritrovarmi in un audit da un momento all’altro. Sono le 15.30 di un caldo martedì di Agosto e mi rendo conto di essere allucinato.

Una settimana: la più lunga. Come sempre quando continuo ad osservare l’orologio in attesa che finisca il giorno. E’ quanto devo aspettare prima di riaccendere i motori per ripartire.

Mi sveglio alle 8.30 pensando di dovermi incamminare, invece posso prendermela con calma. Io e Cinzia ci prepariamo e andiamo a girovagare per le belle strade medioevali di Santiago, sali e scendi continui attorno alla cattedrale, in cerca di una piazzetta al sole per contrastare l’aria frizzante del mattino e fare colazione all’aperto. La città è viva, piena di gente comune e pellegrini, che riconosci anche senza lo zaino, perché zoppicano. Come me.