
Oggi ho fatto il bagno fino alle boe, giuro, fino alle boe gialle, quelle lontane. Ma andiamo con ordine. La giornata inizia all’insegna della normalità: biberon di latte caldo, costume e passeggiata fino al caffè in spiaggia.

Oggi ho fatto il bagno fino alle boe, giuro, fino alle boe gialle, quelle lontane. Ma andiamo con ordine. La giornata inizia all’insegna della normalità: biberon di latte caldo, costume e passeggiata fino al caffè in spiaggia.

Questa volta i vecchi ci sono riusciti: arriviamo in una spiaggia con TANTA sabbia, tantissima. Ci arriviamo da una strada lunga, lunga, con a fianco tanti cancelli e, non so proprio come, alla fine riusciamo ad entrare dall’altra parte.

Per rispondere al babbo, quando mi fa l’occhiolino, mi sono ingegnato per riuscirci. Mi copro un occhio con una mano e strizzo tutti e due insieme, ma se ne vede solo uno. Geniale.

La giornata inizia con il piede sbagliato, si dice così vero? Sono arrabbiato e ad ogni richiesta dei vecchi ho una sola certezza: no, no e noooooooooooo (il tutto espresso ad un adeguato livello di decibel). Non la prendono benone.

Mi sveglio e chiedo il latte, come sempre, e come sempre esce il sole. Ma no, stamattina c’è brutto. Sono più costante io.

Oggi proprio tranzollo. I vecchi mantengono i patti e stamattina la passo tutta in spiaggia a Zara. Bellissimo. Faccio castelli di sabbia, piscine in miniatura, piste per le biglie e compagnia bella.

A Fiume c’è un gran vento, ma un vento così forte che il passeggino si muove da solo. Roba da matti. I vecchi mi portano a fare colazione, ma qui non hanno le pastine nei bar, dobbiamo passare dal tato del pane a prenderne due o tre, prima di andare a chiedere la tazzina di latte freddo. Proprio non si può credere come fanno senza.

Mamma che noia. Che noia. Mi avevano promesso il mare, ma non l’ho visto neanche con la fantasia. Bla, bla, bla. Vi avevo avvisato.
Partiamo di mattina e non facciamo altro che andare in macchina. Provo a tirarmi su con la mia playlist personale (davvero ghega), con gli attacca e stacca, tirando sassi e andando sull’altalena umana che è il mio babbo, ma è davvero dura.
Resto seduto per istanti infiniti sperando di fare prima o poi un bagno, ma nulla, una tortura.